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CREME DI PROTEZIONE SOLARE ED ENDOMETRIOSI

In questo periodo, per ovvi motivi, mi capita parlare spesso con i miei pazienti di come comportarsi durante l'esposizione al sole, quali prodotti solari utilizzare.

Una delle maggiori preoccupazioni riguardo le creme solari è la grande quantità di sostanze chimiche in esse presenti che, frequentemente, sono fonte di allergie, reazioni cutanee più o meno gravi. Questi stessi componenti sono stati da più parti sospettati anche di essere cancerogeni. Recentemente mi è capitato di leggere un articolo pubblicato su Environmental Science & Technology. Gli autori riportavano la possibile relazione tra la presenza di certi ingredienti nei prodotti solari e l'aumentato rischio di endometriosi.

L'endometriosi è una condizione dolorosa che colpisce circa 1 donna di età riproduttiva su 10 ed è una delle cause di infertilità più importante.

I ricercatori spiegavano che alcuni filtri solari (ma anche altri prodotti cosmetici) contengono benzophenone (BP) e derivati che sembrano bloccare efficacemente i raggi UV dannosi. Però piccole quantità di BP possono oltrepassare la barriera cutanea ed entrare nel circolo sanguigno dove mimano gli effetti degli estrogeni. L'endometriosi ha bisogno di estrogeni per il suo sviluppo.

Insomma, hanno analizzato le urine di centinaia di donne affette da endometriosi e hanno trovato che i livelli di un particolare derivato di BP era aumentato. Non solo, questo aumento era particolarmente significativo durante l'estate, quando ovviamente si usa spalmarsi abbondantemente di creme protettive. Da qui la deduzione: l'uso massiccio di prodotti solari contenenti BP potrebbe essere associato all'endometriosi.

Cosa bisognerebbe fare? Per esempio, seguire la breve guida per sviluppare un'abbronzatura più intensa e meno pericolosa.

 

FEEDBACK DAL XXVII CONGRESSO SIDCO (seconda parte)

 

Un evento così importante (ha radunato circa 280 dermatologi e dermochirurghi da tutta l'Italia e, considerato il particolare momento economico che stiamo attraversando, non è affatto poco!) non poteva non dedicare uno spazio all'argomento meno importante (diciamo pure voluttuario!) quale la dermatologia estetica.

Uno dei concetti che è stato discusso era quello di “dermatologia rigenerativa”. Visto che anche il mio approccio alle problematiche di invecchiamento è basato sui trattamenti che accompagnano dolcemente il processo naturale di aging, invece di stravolgerlo (spesso con i risultati più grotteschi che altro), ho assistito col piacere alla sessione.

La dermatologia rigenerativa, sia in patologia sia in estetica, adotta tecniche di buon profilo di sicurezza oltre che di efficacia quali il micropeeling, la terapia fotodinamica, il needling, il lipofiling ecc. e deve prepararsi a tecniche più complesse ma più efficaci come l’uso delle cellule staminali. Per ora quello che ci vien proposto dal mercato nell'ambito delle staminali sono numerose creme dai prezzi esorbitanti. La loro efficacia non è ben documentata, però funzionano benissimo per alleggerire il peso del portafogli!

Abbiamo parlato (ovviamente!) anche dell'uso della tossina botulinica. La sua diffusione è spiegabile non solo con il fatto che nel corso degli ultimi decenni gli sviluppi della medicina e chirurgia estetica si sono indirizzati a cercare di ridurre i segni dell’invecchiamento facciale mediante tecniche sempre meno invasive. Ormai (in Italia è stata autorizzata dal Ministero della Salute nel 2004) è diventata il gold standard treatment per le rughe espressive anche grazie all'ottimo profilo di sicurezza e all'assenza di effetti collaterali permanenti. E' stato sottolineato che il risultato del trattamento e la sua sicurezza sono garantiti solo se praticato dagli specialisti autorizzati e con il farmaco originale (in Italia Vistabex, Azzalure o Bocouture).

Un altro argomento di interesse pratico è stato l'uso delle microcannnule.

L’avvento delle micro cannule è stata una rivoluzione tecnologica nella introduzione dei filler aprendo nuove possibilità nel trattamento del volto. La loro atraumaticità, la facilità nella introduzione profonda dei filler, l’assenza pressoché totale di dolore durante l’intervento, ne fanno uno strumento ormai indispensabile nella correzione di zone del viso che abbiano bisogno di un aumento volumetrico.

Personalmente le uso da alcuni anni con buona soddisfazione dei pazienti. Però bisogna ricordare che la tecnica di introduzione è differente rispetto alla normale infiltrazione tramite ago e non è adatta a tutte le situazioni.

 

FEEDBACK DAL XXVII CONGRESSO SIDCO (prima parte)

 

 

Sono tornata ieri sera dall'annuale congresso della Società Italiana di Dermatologia Chirurgica e Oncologica di cui sono un'affezionata socia. Dopo quasi 3 giorni di intenso lavoro all'interno delle aule e di vivace scambio di opinioni ed esperienze con i colleghi da tutta l'Italia (incredibilmente anche durante la cena sociale!), carica di entusiasmo, vorrei condividere con voi quello che di nuovo s'è prospettato sul piano diagnostico e terapeutico nell'ambito di dermochirurgia e oncologia dermatologica.

Ovviamente la parte del leone ha fatto il melanoma e le lesioni pigmentarie.

Ho imparato un nuovo concetto: “melanoma nevus like”.

E' una lesione pigmentaria che presenta gli aspetti clinici e dermoscopici del nevo melanocitario, quindi, un neo comune, ma in realtà è un melanoma maligno. E' stato possibile individuare e descrivere questo tipo di melanoma grazie alla diffusione di mezzi diagnostici come la dermoscopia digitale (epiluminescenza, mappa nei); infatti molto spesso la loro asportazione chirurgica e successiva diagnosi è casuale!

Purtroppo spesso non viene diagnosticato in quanto non offre segnali di malignità (sembra un nevo!) e le difficoltà aumentano quando sono inseriti in una moltitudine di nevi.

Spesso in questi casi il motivo che spinge il medico ad intervenire chirurgicamente è l'informazione raccolta dal paziente stesso (cambiamento di colore, di forma, comparsa di prurito, di sensazione di “presenza”, etc.).

E qui torno a ripetere quello che avete già sentito dire da me durante i nostri incontri: imparate ad eseguire un accurato autoesame! Richiede poco tempo, ma potrebbe salvare la vita!

 

Dalla prevenzione passiamo alle novità terapeutiche.

Ho assistito ad un interessantissimo intervento del Prof. Ruggiero Ridolfi, Direttore UO Immunoterapia e Terapia Cellulare Somatica - IRST – Meldola Forlì, che ha parlato di alcune importanti novità nell'ambito del trattamento medico del melanoma avanzato.

La prognosi dei pazienti affetti da melanoma in fase avanzata (stadio IV) è tuttora severa. La sopravvivenza mediana per tali pazienti è stimata in 6-9 mesi. Finora sono stati praticati chemio- e immunoterapia, però con risultati piuttosto deludenti.

Ma la novità che ha scosso il mondo oncologico per quanto riguarda la terapia del melanoma è giunta con l’introduzione di un nuovo anticorpo monoclonale anti-CTLA-4, che, agendo con meccanismi esclusivamente immunoterapici, fornisce la dimostrazione di possibile efficacia delle terapie immunologiche. Per la prima volta, infatti, in uno studio di fase III è stato dimostrato un aumento di sopravvivenza nel melanoma avanzato grazie all’uso di questo anticorpo monoclonale (Ipilimumab).

Oltrettutto, stiamo attendendo buone notizie anche sul piano dei vaccini e della target-therapy.

L'ultima in particolare è mirata a cercare gli oncongeni mutati (geni responsabili della proliferazione tumorale) per agire solo su questi target e non danneggiare il resto delle cellule.

Altre novità nel prossimo articolo!