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    Dott.ssa Irina Poleva

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Feedback dal AMWC 2014 Montecarlo

Questa volta l’annuale e il più importante evento internazionale nel mondo della Medicina Anti-Aging e Estetica ha battuto tutti i record: più di 7500 colleghi partecipanti da 120 paesi del mondo!

Il programma del congresso è stato in linea con lo slogan “Be ready for the future!”. In effetti, è l’occasione più importante per noi, medici che si dedicano ai trattamenti mirati a conservare l’aspetto giovane e sano dei nostri pazienti. Nel mondo che invecchia sempre di più l’industria della bellezza sforna ogni anno centinaia di novità cosmetiche, farmacologiche e tecnologiche nel tentativo di offrire la possibilità di rallentare questo (naturale) processo e noi dobbiamo essere aggiornati!

 

Quest’anno anch’io ho proposto il mio modesto contributo, un nuovo protocollo relativo al trattamento combinato della ptosi del volto. Riguarda una tecnica che permette di ripristinare i volumi persi e di sollevare i tessuti cadenti. Ringrazio tutti i miei pazienti che mi hanno permesso di realizzare questo studio e sono tornati a fare le foto di controllo!

 

Quanto alle novità, una di quelle proposte mi ha sorpreso veramente: trattamento delle rughe orizzontali della fronte con il freddo! Certo, l’idea di sostituire le punture della tossina botulinica con un presidio “naturale” non sembra cattiva.  Quindi, ho seguito tutto il workshop dedicato. Di fatto si tratta di un macchinario che inietta nella branca temporale del nervo faciale (quella responsabile della formazione delle suddette rughe) una miscela di gas a base di monossido di azoto a temperatura di -88°C! Il nervo viene danneggiato (fortunatamente non per sempre!) e non riesce più a stimolare la contrazione dei muscoli della fronte. L’effetto dura circa 3-4 mesi.  Mi astengo dall’espressione del proprio parere, ma per qualcuno potrebbe essere una valida alternativa alle “temibili” punture!

 

Con il ritorno del concetto della prevenzione al primo piano, alcuni trattamenti già esistenti da tempo sono stati portati in evidenza e perfezionati. Mi riferisco, per esempio, ai peeling. Le grandi multinazionali stanno investendo nella produzione degli agenti peeling di nuova generazione, nello studio dei protocolli combinati.

In effetti, a pensare bene, un trattamento ambulatoriale, poco duraturo e appena fastidioso, crea non solo un immediato effetto di luminosità e levigatezza sul viso, ma produce effetto rigenerante sul derma e, quindi, se ripetuto, conduce al graduale ringiovanimento (riduzione delle macchie, delle piccole rughe, della porosità cutanea). Alla faccia dei sofisticati e costosissimi laser! Personalmente trovo molto interessante da questo punto di vista la linea ENERPEEL, peeling combinati (composti da vari acidi) con effetti collaterali minimi grazie alla particolare tecnologia. Danno il massimo se uniti alla biostimolazione periodica.

 

E poi… il mondo dei fili: di sospensione, di biostimolazione, di ristrutturazione! Ne parlerò nel prossimo post, spero di avere tempo!

Come sempre vi invito a contattarmi per ulteriori informazioni.

Onicomicosi: miti e realtà


“Dottoressa, ho un fungo alle unghie!”
Questa è l’esclamazione tipica di quasi tutti i pazienti che vengono a fare la visita dermatologica per un problema localizzato alle unghie (delle mani o/e dei piedi).
Curioso, ma le mie statistiche personali dicono che solo il 10-15% di queste persone realmente hanno una patologia delle unghie dovuta ai miceti (lieviti o, più spesso, dermatofiti).
Come mai?
Beh, le spiegazioni possono essere svariate: la diagnosi del medico di base (il più delle volte non basata sui dati di laboratorio), l’assenza di conoscenza di altri tipi di male che possono colpire le unghie, la viscerale (ma inspiegabile) paura dei cittadini del “fungo”.

Se chiedete il mio parere, preferisco avere un’onicomicosi (appunto un fungo alle unghie), piuttosto che onicodistrofia (alterazioni ungueali) da psoriasi, da lichen, da dermatite da contatto, etc. Quanto meno, una volta fatta la diagnosi abbiamo la terapia!

Intanto, bisognerebbe sapere che non è così facile prendersi il “fungo”. Il più delle volte i miceti che colpiscono le unghie sono diffusamente presenti nell’ambiente, abbiamo contatto con le loro spore o ife quotidianamente. Tuttavia, solo una piccola percentuale dei contatti porta allo sviluppo della malattia: la “temibile” onicomicosi.
Questo fatto dipende da più di un fattore. Alcuni fattori sono esterni al nostro organismo (la carica fungina, la sua virulenza, l’ambiente caldo e umido), altri sono intrinseci (ridotta velocità di crescita ungueale, traumatismo, alcune patologie sistemiche, per esempio, diabete, predisposizione genetica).

Come ho già accennato, le unghie possono essere colpite anche da altre malattie, quindi, è molto importante fare una corretta diagnosi. L’aspetto clinico dell’unghia colpita dal fungo potrebbe non essere diverso da quello che si ha nel caso di onicopatia da psoriasi, oppure da uso di alcuni farmaci. Oltrettutto, bisognerebbe distinguere il tipo di micete, se è un dermatofita o un lievito, perchè la terapia sarà differente.

Insomma, viste tutte queste variabili, la cosa migliore da fare, prima di intraprendere qualsiasi terapia, è un esame microscopico e colturale per ricerca, appunto, di miceti.
Purtroppo, non è la pratica comune. Spesso in primis si passa dal farmacista che prontamente ci offre (in buona fede) l’ultima “panacea” contro i “funghi”. Dopo mesi (o anni) di trattamento, in assenza dei risultati, si decide di andare dal dermatologo.

Una volta che abbiamo la diagnosi, non sarà difficile trovare il trattamento efficace. Nei casi di infezione recente è possibile limitarci alla terapia locale con degli smalti appositi. In altri casi è necessario prendere l’antimicotico per via orale. Si tratta sempre di terapia piuttosto lunga: 3-6 mesi per le onicomicosi delle mani, 6-12 mesi per quelli dei piedi.

Recentemente l’FDA ha rilasciato il proprio OK per l’utilizzo di un laser particolare (Neodimio/Yag) nel trattamento delle onicomicosi. Diversamente dai farmaci, questo presidio permette di curare la malattia con poche sedute (anche una) di laserterapia. Mi sembra un’ottima alternativa alle estenuanti applicazioni di smalto e alle capsule antifungine che non sono esattamente integratori alimentari.

Contattatemi pure per altre informazioni relative ai vostri “funghi”!

Ritorno sull'argomento: i fili di sospensione Aptos

Poco più di 6 mesi fa vi avevo parlato per la prima volta dei fili di sospensione Aptos, subito dopo il mio viaggio in Georgia dove ho conseguito il titolo dello specialista certificato nell’utilizzo dei fili riassorbibili Aptos. L’azienda Aptos è stata la prima nel lontano 1996 ad introdurre sul mercato, inizialmente russo, ma ora su quello di altri 48 paesi, il concetto di lifting non chirurgico. Inizialmente si trattava di fili si sospensione permanenti, non riassorbibili, ma dal 2010 l’azienda ha lanciato, dopo anni di studi preclinici, una nuova linea di fili biostimolanti riassorbibili Aptos.

Ritorno all’argomento dopo un altro corso, questa volta in Italia a Firenze, dedicato al perfezionamento delle tecniche di inserzione dei fili Aptos. Col piacere ho rincontrato il dott. Constantin Sulamanidze (siamo insieme sulla foto accanto), uno dei figli dell’ideatore della metodica, il quale mi aveva già insegnato una parte delle tecniche a Tbilisi. La giornata è passata velocemente tra l’osservazione dei casi clinici trattati e lo scambio di opinioni con i colleghi sui fili di sospensione. Ogni volta si impara qualcosa di nuovo, anche perché la metodica Aptos è unica proprio per la possibilità di essere applicata per ogni paziente in modo personale.

In questo post vorrei descrivere un po’ più approfonditamente una linea di fili Aptos che si chiama Nano. La linea Nano è composta da 2 tipologie di fili: Nano Vitis e Nano Spring.

In questo caso non si tratta di fili di trazione né di effetto lifting. Entrambi i tipi di fili Aptos Nano sono riassorbibili e biostimolanti grazie al graduale rilascio di acido polilattico.
I Nano Vitis sono composti di 2 filamenti intrecciati, mentre i Nano Spring sono delle spirali  mobili. Vengono inseriti nelle zone dove abitualmente facciamo infiltrazioni di acido ialuronico (per sostenere gli angoli della bocca, stendere le pieghe naso-geniene oppure le rughe della fronte). Allora qual è il vantaggio (visto che il loro costo è leggermente superiore ad una fiala di acido ialuronico di buona qualità)?
Beh, chi ha usato l’acido ialuronico spero concorderà con me su quello che elenco: 1) infiltrato sotto le rughe d’espressione tende a spostarsi riducendo l’effetto della correzione inizialmente ottenuta; 2) se depositato non profondamente risulta visibile sotto alcuni tipi di luce in forma di macchie un po’ bluastre (effetto Tyndall); 3) la durata della correzione è di pochi (4-8) mesi.
I fili Nano 1) non si spostano, anzi, dopo circa 3 settimane dall’impianto tendono ad allargare la treccia aumentando ulteriormente la correzione e integrandosi perfettamente con i tessuti circostanti; 2) non sono visibili alla luce in quanto non sono fatti di un gel, ma di filamenti intrecciati; 3) danno una correzione duratura (oltre 1 anno).
La versione dei fili Nano Spring oltretutto, essendo a forma di spirale, è particolarmente adatta alle zone mobili del volto (angoli della bocca) dove cambiano la loro lunghezza assecondando l’espressività naturale.
In pratica, se prima io non trattavo mai le rughe orizzontali della fronte per prevenire gli antiestetici accumuli di acido ialuronico, ora le posso trattare con i Nano Vitis. Se prima la zona perioculare era off-limit per il rischio di creare effetto Tyndall, ora posso correggerla con i Nano Vitis. Se prima per risolvere le piccole rughe sulle guance dovevo fare alcuni mesi di biostimolazione, ora posso usare i Nano Spring e migliorare l’aspetto della pelle in una seduta.
Cosa ne pensate? A me sembra un piccolo vantaggio per tutti: per me, in quanto possiedo una metodica poco invasiva, sicura e discreta in più, per i miei pazienti, in quanto possono migliorare con maggior efficacia i piccoli, ma fastidiosi inestetismi in modo naturale ed invisibile per gli altri.


Contattatemi pure per ulteriori informazioni.

DERMATITE SEBORROICA QUESTA (S)CONOSCIUTA E CAPRICCIOSA


Il motivo per cui ho deciso di scrivere questo post è l’aumento delle richieste di visite per una fastidiosa “forfora” che compare tra le sopracciglia, nella regione della barba oppure sul cuoio capelluto. Ogni anno da ottobre a gennaio-febbraio la dermatite seborroica (perchè appunto di questa si tratta) diventa la condizione cutanea più diffusa,  sopratutto nei pazienti di sesso maschile.

Di cosa si tratta?

La dermatite seborroica è una manifestazione cutanea piuttosto frequente che colpisce più spesso i maschi (rapporto 6:1 rispetto alle donne). Non mi fermo, questa volta, a descrivere la forma pediatrica di questa patologia: ci saranno altre occasioni.
Nell’adulto, pur non essendo una vera e propria patologia, la definirei piuttosto un fastidioso inestetismo, si presenta con delle macchie rosse ricoperte dalle squame bianche o giallognole con lieve prurito o senza nessuna sensazione soggettiva. Queste macchie possono essere localizzate all’attaccatura dei capelli, tra le sopracciglia, dietro le orecchie, alle ali del naso, sul petto, sul pube, tra le scapole.
L’andamento è piuttosto capriccioso: compare spesso nel cambio delle stagioni, ma potrebbe durare tutto l’anno, scompare al sole, ma potrebbe irritarsi ulteriormente durante l’esposizione solare acuta, si attenua con le cure dermatologiche, ma potrebbe peggiorare subito dopo la loro sospensione.

Cosa dice la scienza dermatologica a tal proposito?

Pur trattandosi di una delle condizioni dermatologiche più diffuse, la causa della dermatite seborroica tutt’ora non è conosciuta.
Tanti fattori possono essere implicati: la predisposizione genetica, l’alimentazione, lo stess psico-fisico (e chi non ce l’ha?), alcuni farmaci (per esempio, gli antiipertensivi) e patologie (per esempio, l’AIDS). Sembra che un genere di fungo, Malassezia, sia una delle concause di dermatite seborroica.

Come possiamo curare questa condizione?

Ho sbirciato sul web per vedere cosa scrivono i colleghi a proposito della gestione  di dermatite seborroica. Ovviamente, la maggior parte si attiene (correttamente) ai protocolli terapeutici internazionali. E’ assolutamente indispensabile, per poter curare questa condizione, utilizzare in modo giusto quello che l’industria farmaceutica ci offre: le formulazioni antinfiammatorie non steroidee  oppure antimicotiche ad uso locale, gli shampoo che riducono la desquamazione e il prurito, i cortisonici topici dell’ultima generazione (nei casi più gravi e per brevissimi periodi di tempo).
Tuttavia, quello che spesso manca, a mio parere, è l’informazione che il corretto stile di vita potrebbe essere risolutivo nella la maggior parte dei casi della dermatite seborroica.
Il fatto stesso che la maggior parte dei pazienti lamentano l’efficacia temporanea delle cure (non c’è bisogno di essere dermatologi per saperlo, basterebbe leggere numerosi e disperati post nei vari blog dedicati) mi fa pensare che bisognerebbe andare oltre l’illusione che ci sia un farmaco miracoloso che per magia vi liberi dal fastidio.

E qui arriva il punto più difficile da accettare: il successo delle cure dipende soprattutto dal paziente stesso! La corretta alimentazione, la regolare attività fisica, il riposo notturno necessario porteranno l’organismo ad avere il sistema immunitario più efficiente, la capacità di affrontare lo stress quotidiano più elevata e, di conseguenza, la reattività cutanea minore!

Per ulteriori informazioni potete come sempre contattarmi personalmente.

ANCORA TU! (FILI DI SOSPENSIONE)

 

Sono appena tornata da Barcellona dove, per la seconda volta nell’arco di un anno e nella stessa sede, ho incontrato i colleghi provienti da tutto il mondo in occasione del 12° Corso Internazionale dedicato alle suture riassorbibili Silhouette Soft.
I fili di sospensione riassorbibili sono diventati un trend inarrestabile da circa 1 anno quando in occasione del 8th European Congress of European Masters in Aesthetic & Anti-Aging Medicine a Parigi hanno presentato i fili in acido poli-L-lattico Silhouette Soft. Avevo fatto un post subito dopo. Oggi rileggendo quello che avevo scritto, mi rendo conto di quanta esperienza sia stata accumulata nel frattempo, dai colleghi, ma anche da me personalmente.
L’impianto dei fili riassorbibili è diventato routinario. Ormai trattiamo non solo le ptosi (parti cadenti) delle guance e della parte mandibilare, ma anche le zone più difficili e particolari come le sopracciglia, il collo, le labbra allungate verticalmente, le valvole nasali troppo protuberanti.
Questa volta l’azienda produttrice ha presentato una novità: lo stesso filo Silhouette Soft (quindi, sempre riassorbibile), ma più lungo e con più coni. Questo filo ha decisamente più vantaggi: permette di trattare zone più vaste e più cadenti grazie all’ancoraggio più forte, sfrutta la lunghezza maggiore per modificare le tecniche di impianto ottenendo risultati migliori con minor quantità di fili (ottimo vantaggio economico per il paziente!), rende possibile il trattamento di zone corporee come braccia, coscie, seno, addome.
Il termine “lifting ambulatoriale” diventa sempre più realistico e attuabile. E allora quando qualcuno vi canterà la vecchia canzone di Lucio Battisti ("Che bella sei sembri più giovane!") finalmente riuscirete a credergli!

Come sempre potete contattarmi per ulteriori informazioni.

 

ASPORTAZIONE CHIRURGICA DEI NEI



Quando parliamo di “asportazione chirurgica” spesso la frase stessa, routinaria per noi, operatori, diventa fonte di preoccupazione per il paziente. I motivi sono più di uno.
Intanto, il fatto stesso che il medico consigli l’asportazione di una lesione cutanea può indurre la persona interessata a pensare che si tratti di una lesione estremamente pericolosa, forse un tumore. Di fatto, non è sempre così.

In dermatologia, soprattutto quando si tratta di lesioni pigmentarie (i nei) l’invito ad asportare il più delle volte è legato alla prevenzione. Ovviamente, il nevo in questione generalmente mostra segni di piccole alterazioni (atipie) oppure l’anamnesi del paziente rivela un cambiamento significativo di forma, colore o/e dimensioni. Anche in presenza di tutti questi cambiamenti la trasformazione di un nevo in tumore (melanoma) non è matematico. Per prudenza, tuttavia, si consiglia la sua asportazione e, imperativamente, un esame istologico.

asportazione chrirugica nevo

Il secondo motivo di preoccupazione è legato alla vecchia credenza che “i nei non si toccano”. Mi capita talvolta sentire dire:” Un mio amico s’è tolto un neo e poi è morto!”.
Questa frase il più delle volte riguarda il passato, quando la diagnostica strumentale (epiluminescenza) non era ancora presente in ogni studio dermatologico. In quel periodo capitava di fare la diagnosi del melanoma non proprio tempestivamente. Allora il tumore si diffondeva. Quindi, non è l’asportazione in se stessa che provocava la morte, ma il ritardo nell’asportazione!

Il terzo motivo riguarda l’aspetto emotivo di ognuno di noi: l’idea di un bisturi che penetra nella nostra pelle lasciando una cicatrice (pur minima) è decisamente poco allettante.

L’intervento, compresi i preliminari (la disinfezione, la preparazione del campetto sterile, l’iniezione dell’anestetico locale, l’incisione e la sutura) dura circa 10 min. In seguito, al risveglio della sensibilità, si ha un piccolo indolenzimento e/o una sensazione di pulsazioni in sede dell’asportazione. Nei giorni seguenti il paziente può fare le solite procedure igieniche (doccia) e dovrà medicare la ferita con una crema antibiotica.
I punti si rimuovono dopo 10-12 giorni  e lasciano un segno trascurabile.
C’est tout.

Ecco un esempio della cicatrice in seguito all'asportazione chirurgica di un carcinoma basocellulare. E' passato un mese.

asportazione chirurgica epitelioma

Come sempre potete contattarmi personalmente per ulteriori informazioni.