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Onicomicosi: miti e realtà


“Dottoressa, ho un fungo alle unghie!”
Questa è l’esclamazione tipica di quasi tutti i pazienti che vengono a fare la visita dermatologica per un problema localizzato alle unghie (delle mani o/e dei piedi).
Curioso, ma le mie statistiche personali dicono che solo il 10-15% di queste persone realmente hanno una patologia delle unghie dovuta ai miceti (lieviti o, più spesso, dermatofiti).
Come mai?
Beh, le spiegazioni possono essere svariate: la diagnosi del medico di base (il più delle volte non basata sui dati di laboratorio), l’assenza di conoscenza di altri tipi di male che possono colpire le unghie, la viscerale (ma inspiegabile) paura dei cittadini del “fungo”.

Se chiedete il mio parere, preferisco avere un’onicomicosi (appunto un fungo alle unghie), piuttosto che onicodistrofia (alterazioni ungueali) da psoriasi, da lichen, da dermatite da contatto, etc. Quanto meno, una volta fatta la diagnosi abbiamo la terapia!

Intanto, bisognerebbe sapere che non è così facile prendersi il “fungo”. Il più delle volte i miceti che colpiscono le unghie sono diffusamente presenti nell’ambiente, abbiamo contatto con le loro spore o ife quotidianamente. Tuttavia, solo una piccola percentuale dei contatti porta allo sviluppo della malattia: la “temibile” onicomicosi.
Questo fatto dipende da più di un fattore. Alcuni fattori sono esterni al nostro organismo (la carica fungina, la sua virulenza, l’ambiente caldo e umido), altri sono intrinseci (ridotta velocità di crescita ungueale, traumatismo, alcune patologie sistemiche, per esempio, diabete, predisposizione genetica).

Come ho già accennato, le unghie possono essere colpite anche da altre malattie, quindi, è molto importante fare una corretta diagnosi. L’aspetto clinico dell’unghia colpita dal fungo potrebbe non essere diverso da quello che si ha nel caso di onicopatia da psoriasi, oppure da uso di alcuni farmaci. Oltrettutto, bisognerebbe distinguere il tipo di micete, se è un dermatofita o un lievito, perchè la terapia sarà differente.

Insomma, viste tutte queste variabili, la cosa migliore da fare, prima di intraprendere qualsiasi terapia, è un esame microscopico e colturale per ricerca, appunto, di miceti.
Purtroppo, non è la pratica comune. Spesso in primis si passa dal farmacista che prontamente ci offre (in buona fede) l’ultima “panacea” contro i “funghi”. Dopo mesi (o anni) di trattamento, in assenza dei risultati, si decide di andare dal dermatologo.

Una volta che abbiamo la diagnosi, non sarà difficile trovare il trattamento efficace. Nei casi di infezione recente è possibile limitarci alla terapia locale con degli smalti appositi. In altri casi è necessario prendere l’antimicotico per via orale. Si tratta sempre di terapia piuttosto lunga: 3-6 mesi per le onicomicosi delle mani, 6-12 mesi per quelli dei piedi.

Recentemente l’FDA ha rilasciato il proprio OK per l’utilizzo di un laser particolare (Neodimio/Yag) nel trattamento delle onicomicosi. Diversamente dai farmaci, questo presidio permette di curare la malattia con poche sedute (anche una) di laserterapia. Mi sembra un’ottima alternativa alle estenuanti applicazioni di smalto e alle capsule antifungine che non sono esattamente integratori alimentari.

Contattatemi pure per altre informazioni relative ai vostri “funghi”!