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Come evitare i danni da mascherine



Da svariati mesi noto un aumento di richieste di visite dermatologiche in seguito alle irritazioni, infiammazioni della pelle del viso. Non pochi pazienti riferiscono il peggioramento di acne, di rosacea, di dermatiti da contatto. Anche le persone che non hanno mai avuto problemi con la pelle del viso riferiscono sensazioni di sensibilità, facile irritabilità, comparsa di arrossamenti e ruvidità cutanea. Le maschere più occlusive (FFP2, FFP3) possono portare anche lesioni da sfregamento, piccole escoriazioni.

Inutile negare: le mascherine sono indispensabili nell’attuale periodo storico. Dobbiamo portarle. Allora diventa importante seguire alcune regole per evitare che questo peggiori le condizioni della pelle.

Ecco cosa dobbiamo fare:

  1. Bisognerebbe stare attenti al tipo di materiale di cui le mascherine sono fatte: il certificato CE deve essere presente e il colore deve essere bianco.
  2. Se la mascherina è lavabile, va lavata ogni giorno con un minimo di sapone delicato e risciacquata molto bene per non lasciare i residui delle sostanze chimiche che potrebbero aggravare la sensibilità della pelle. Se non è lavabile va cambiata con la regolarità.
  3. Nella scelta dei prodotti da applicare quotidianamente previlegiamo ingredienti naturali, non irritanti, non comedogenici. La sera è bene applicare una crema idratante lenitiva. Chi segue le cure per le patologie cutanee (acne, rosacea, etc.) dovrebbe aggiustarle con il proprio dermatologo.
  4. Non dimentichiamo la protezione solare la mattina: il tessuto delle maschere fa penetrare i raggi solari.
  5. L’alimentazione può aiutarci: un regime povero di zuccheri e latticini, ricco di verdure di stagione ha un effetto antinfiammatorio.

Come sempre potete contattarmi personalmente per ulteriori informazioni

 

Eczema o dermatite: c’è un modo di guarire naturalmente?

 

Negli ultimi anni la vita e l’esperienza professionale mi hanno portato sempre più vicino alla visione integrale della salute e della malattia. Mi sono resa conto come la salute è totalmente determinata dallo stile di vita e la malattia spesso è frutto dell’alterazione dell’ultimo.

Con questi pensieri mi attingo a scrivere questo articolo dedicato alla cura di uno dei disturbi cutanei più diffusi nella società di oggi: eczema (dermatite) allergico o da contatto. 

Secondo le statistiche il numero di persone colpite da questa affezione cutanea è raddoppiato negli ultimi 30 anni. La medicina attribuisce questa crescita all’esponenziale aumento della quantità di sostanze chimiche con cui entriamo in contatto. Questo è vero, tuttavia anche altri meccanismi possono essere coinvolti.

Ricordiamo che la pelle, tra varie altre funzioni, svolge anche l’azione di organo di eliminazione delle sostanze presenti nell’organismo. Sembrerebbe che proprio il sovraccarico delle sostanze tossiche potesse creare l’alterazione della barriera cutanea e, di conseguenza, lo sviluppo di una dermatite (eczema).

Quando la pelle subisce questo sovraccarico?

Questo può avvenire nel caso di un’alimentazione errata, non adatta alla persona che soffre di eczema. Per esempio, il consumo di latte e derivati (spesso in modo nascosto all’interno degli alimenti manipolati industrialmente) oppure di alimenti acidificanti come la carne rossa e gli affettati possono alterare la funzione eliminatoria della pelle e provocare un’infiammazione.

La situazione potrebbe essere aggravata da una non perfetta funzionalità emuntoria (di eliminazione) di altri organi: il fegato, i reni, l’intestino. Se anche qui ci sono problemi, la pelle sicuramente ne “pagherà” le conseguenze.

E non parliamo dello stress (un discorso troppo ampio per affrontare in questo articolo) che tende anch’esso a bloccare le vie di scarico delle scorie e delle tossine dal nostro organismo.

La costipazione (stitichezza), la digestione lenta, le urine troppo chiare (e non per l’enorme quantità di acqua bevuta) possono segnalarci il rallentamento della funzione emuntoria.

Quindi, nel caso di eczema, insieme alle indagini allergomentriche, è molto utile adottare un regime alimentare appropriato.

Se è stato trovato un agente scatenante (allergico o da contatto), va allontanato (saponi, detersivi, abbigliamento sintetico, etc.). Parallelamente bisognerebbe sostenere gli organi che giocano un ruolo importante nel sistema immunitario per migliorare il terreno allergico. Sono appunto gli organi che fanno male il loro lavoro di eliminazione, inviando il carico di tossine alla pelle, piuttosto che scaricarle attraverso le urine e le feci: il fegato, l’intestino, i reni.

Dunque, riassumendo si potrebbe concludere che trattare l’eczema significa normalizzare l’alimentazione e stimolare gli organi di eliminazione deviando il carico di tossine dalla pelle.

Nell’ambito della medicina naturale ci sono tanti rimedi che possono aiutarci: viola del pensiero selvatica, dente di leone, foglie di ribes nero, etc. Si consumano per 1-2 mesi sotto forma di infusione oppure come estratto alcolico da diluire nell’acqua. Inoltre, si potrebbero prendere dell’estratto secco di ortica in capsule per ridurre il sovraccarico degli acidi e placare le reazioni allergiche. Anche l’integrazione alimentare con la vit. C e D naturali è molto importante per la pelle alterata da infiammazione.

Per lenire il prurito ed il bruciore localmente esistono prodotti naturali come gel d’aloe vera, camomilla e malva. Possono essere usati più volte al giorno sulle zone colpite da eczema.

Quindi, insieme alle cure tradizionali (cortisonici locali e antistaminici) sarebbe utile impostare un approccio integrato e naturale. Questo approccio ci assicura non solo la risoluzione dei sintomi, ma anche un miglioramento duraturo, talvolta permanente, della funzionalità della pelle e di altri organi. Tutto ciò in totale assenza di effetti collaterali.

Come sempre vi invito a contattarmiper ogni altra informazione in merito all’articolo